Libera dalla schiavitù del peccato

Mi chiamo Joyce, sono nata in Nigeria in una famiglia poligama. Mio padre aveva 4 mogli e 17 figli, io sono la tredicesima. All’età di 14 anni mi hanno fatto sposare, a 16 anni avevo 2 figli. Mio marito era più grande di me e mi maltrattava, per questo un giorno sono scappata via da lui.

Una delle mie sorelle mi disse che mi avrebbe aiutata mandandomi in Europa per lavoro e mi ha consegnata ai suoi amici. Era un’organizzazione che portava le ragazze in Italia per farle prostituire (mia sorella ne faceva parte, insieme a queste persone).

Nel 1990 sono arrivata in Italia e sono stata messa sulla strada (così ho scoperto di essere stata ingannata da mia sorella perché il lavoro di cui lei mi aveva parlato non era altro che quello della strada). I soldi che prendevo li dovevo dare a queste persone. Ero spesso picchiata e minacciata perché mi dicevano che ero lenta a pagare il debito che avevo con loro e volevano che lavorassi di più altrimenti mi avrebbero tolto un occhio.

Nel 1995 i miei sfruttatori stavano mettendo in atto la loro minaccia: togliermi un occhio. Io gridavo chiedendo aiuto, è accorsa della gente che ha chiamato i carabinieri, sono stata portata in ospedale, dove mi hanno dato 12 punti in faccia per le ferite riportate. Ai carabinieri ho dovuto dire che erano stati i miei sfruttatori e li hanno arrestati.

Ho continuato a stare sulla strada perché era l’unica cosa che riuscivo a fare. In quel periodo, alcune persone di una tenda evangelica vennero a parlarmi di Gesù, ma io non volevo ascoltare. Però loro per parecchie notti hanno continuato a farlo. Fino alla notte che due ragazzi in motorino, mandati dagli sfruttatori che avevo denunciato, vennero con l’intenzione di uccidermi colpendomi con dei sassi. (Mi era stato detto che chi denunciava doveva morire).

Io gridavo e dalla tenda evangelica sono usciti per aiutarmi e mi hanno soccorsa. Tra le tante parole che mi hanno dette queste mi sono rimaste nel cuore “Se fossi morta dove saresti andata?”. Sono stata accompagnata a casa, mi hanno regalato una Bibbia e mi hanno affidato ad una signora che veniva da me a parlarmi di Gesù e mi portava in chiesa (poiché il periodo della tenda si era concluso).

Per un po’ non ho più frequentato la strada. Le mie amiche cercavano di convincermi a tornare dicendomi “Sappiamo che c’è Dio, ma intanto lavoriamo e facciamo soldi; poi chiederemo perdono” ed io le ascoltai.

Però grazie a Dio perché Egli è grande e usa tanti modi per portarci a Sè.

Dopo circa un mese la polizia ha fatto una retata e mi hanno messo agli arresti domiciliari. Mi sono detta “è finita: la notte non posso più fare nulla!”. A quel punto sono tornata in chiesa, sono entrata con tanti problemi: droga, fumo, alcool e senza amore per i miei figli.

Ringrazio Dio che mi ha liberato dalle mani di Satana e che mi ha dato una nuova vita in Cristo Gesù. Amo i miei figli e ringrazio Dio perché fino ad ora è stato fedele e si prende cura di me.

Satana distrugge le anime di chi lo segue, ma Dio ci libera dalle sue catene e ci dà una nuova vita: una vita eterna in cristo Gesù.
A Lui sia tutta la gloria.

Joyce