Se siamo infedeli, Egli rimane fedele

Mi chiamo Enrico e come altri ragazzi (ora posso dire privilegiati) sono nato in una famiglia nella quale fin da piccolo mi sono stati insegnati e trasmessi i valori cristiani.

Certo, non sono mancati i conflitti con i miei genitori e spesse volte mi opponevo al dover andare in chiesa con loro in quanto la vedevo come un’obbligo.

Le amicizie che frequentavo erano sane e non sono stato trascinato in giri poco raccomandabili, ma veri confronti, su argomenti cristiani, li ho potuti avere solo in occasione di campeggi giovanili. E sono state le testimonianze dei miei coetanei che maggiormente hanno messo in me la curiosità di sperimentare quanto potesse essere reale questo Dio di cui avevo sentito fin dall’infanzia.

Ed è stato proprio in uno di questi campeggi che ho sentito il bisogno di confessare i miei peccati e rispondere alla chiamata per accettare Cristo nel mio cuore, all’età di 13 anni, circa un paio d’anni dopo la conversione della mia sorella maggiore.

All’inizio ero molto fervente nel ricercare il Signore in preghiera e nella lettura della Bibbia, ma col passare del tempo, durante la mia adolescenza ho cominciato a trascurare la comunione giornaliera che ogni figlio di Dio dovrebbe mantenere col Padre Celeste. E così mi ritrovai a combattere con le mie proprie forze che naturalmente non bastavano, fino a quando un giorno decisi addirittura che non sarei più tornato a cercare il Signore. Orgoglioso com’ero, mi ero stancato di dovere sempre chiedere perdono per poi finire col comportarmi come prima; mi sentivo frustrato. Pensavo che in questo modo mi sarei liberato da quei costanti sensi di rimorso che mi attanagliavano ogni volta che dispiacevo a Dio, perché sapevo che per peccare non è necessario commettere gesti umanamente riprovevoli, ma che è sufficiente disubbidire alla sua Parola e la nostra stessa coscienza ci giudica.

Ero diventato quindi un religioso che andava in chiesa giusto per non dar dispiacere ai genitori e mantenendo così la parvenza del “bravo ragazzo”. Nel mio orgoglio pensavo di essere a posto e non dovere rendere conto a nessuno, ma la realtà era che ero lontano da Dio e di conseguenza infelice e mancante di una pace costante.

Ma il Signore è buono e come con tanti altri non ha smesso di cercare di attirarmi a Lui facendomi ricordare che Lui non si stanca mai di perdonare e che è sempre disposto ad accogliere con amore i suoi figli che si pentono e si sforzano di cercarLo. Infatti la Parola era ormai stata seminata in me e non mi lasciava tranquillo per quanto cercassi di non pensarci, fino a quando un bel giorno decisi di riconciliarmi pubblicamente con Lui.

Ho potuto quindi sperimentare personalmente il passo in 2 Timoteo che dice “se siamo infedeli, Egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso”. Da lì a poco mi sono battezzato in acqua e da allora mi sono ripromesso che non avrei mai più lasciato il Signore perché per quante volte sarei caduto sapevo che mi avrebbe rialzato altrettante volte dato che Egli non disprezza un cuore abbattuto e umiliato (Salmi 51:17).

Nella sua grazia mi ha fatto comprendere tante cose che dovevo cambiare nella mia vita e ho potuto sperimentare la sua fedeltà in tante occasioni durante il periodo degli studi e più avanti nel mondo del lavoro.

Il cammino non è sicuramente finito e so che non mancheranno le difficoltà, ma è comunque meraviglioso poter affrontare serenamente il domani, spesso incerto e a volte minaccioso, sapendo che Dio ha il controllo di tutto e avendo la certezza che “tutto coopera per il bene di coloro che amano il Signore”.

Voglio quindi esortare altri giovani che ancora non hanno fatto un’esperienza personale con Dio a non esitare oltre ed aprire a Lui il proprio cuore, perché non c’è cosa più bella che avere il Signore nella propria vita e chi Lo cerca non resterà deluso. E a chi già lo conosce posso solo raccomandare di non smettere mai di cercarLo, leggendo, ma soprattutto meditando la Bibbia che è Parola di Dio e pregarLo con una fede sempre crescente.

Dio vi benedica.

Enrico