Terremoto Morale e Spirituale

La testimonianza di Tina Ciotta.

Sono felice di raccontarvi la mia storia. Sono nata a Lioni, nell’Alta Irpinia, in una famiglia di credenti: lo erano i miei nonni, lo sono i miei genitori ed io, grazie all’opera che Gesù ha fatto nella mia vita, da figlia di credente sono divenuta una figliuola di Dio, salvata per grazia. Sono stata privilegiata perché fin da bambina i miei genitori mi hanno parlato di Gesù, mi portavano nella Chiesa Evangelica, ho frequentato campeggi cristiani, incontri giovanili, tante riunioni speciali: ho avvertito anche alcune sensazioni e benedizioni che mi coinvolgevano a livello emotivo.

Una brava ragazza

Frequentando la chiesa e non commettendo nulla di male, mi sentivo una ragazza a posto,una tranquilla adolescente. A volte riflettevo: “chissà se un giorno farò anche il battesimo in acqua come gli altri?”. Ma non fu così, perché Dio non vuole nipoti, ma figli nati di nuovo; ed io in quanto figlia di credenti ero come “una nipote” di Dio, non una figlia di Dio. I miei genitori avevano la certezza della vita eterna perché avevano creduto in Cristo ed erano diventati figli di Dio. Quando per fede si accetta Gesù come Personale Salvatore, si riconoscono i propri peccati, si chiede perdono a Dio e Gesù con il Suo sangue ci purifica da ogni peccato: ci dà una nuova vita in Lui e la certezza della vita eterna.

Il 23 novembre 1980

Mentre trascorrevo questa esistenza apparentemente serena, qualcosa di terribile è accaduto nella mia vita, mi è crollato il mondo addosso. La data è indimenticabile: il 23 novembre 1980, indelebile nella mia memoria: “l’Irpinia trema! Lioni trema!” Passeggiando per una strada del paese con due carissime amiche della mia chiesa, che già avevano accettato Gesù, sono rimasta sottto delle macerie. Un muro di una casa della via in cui camminavamo, durante quei terribili 90 secondi di terremoto, ci è crollato addosso e non abbiamo avuto neanche il tempo di parlarci, abbracciarci, perché la terra ci attirava a sé.

Mentre vedevo le case che si abbassavano e si alzavano sopra di me, ho gridato al Signore: Salvami! Salvami! Salvami! Ed Egli l’ha fatto, mi ha dato un’altra possibilità per poterLo accettare nel mio cuore. Quando quella prima devastante scossa è terminata, ho chiamato le mie amiche: ma non mi potevano rispondere; continuavo a chiedere aiuto e un mio compaesano, di nome Rocco, mi ha soccorsa, togliendo tutte le macerie che mi coprivano il corpo, portandomi a casa.

Una lunga prova.

Subito mio padre vedendo la gravità della mia situazione, insieme con mio fratello, mi portò all’ospedale ortopedico più vicino, quello di Pescopagano, non sapendo che anche lì c’era stato il terremoto e che l’ospedale non era agibile. Tutti i ricoverati erano nel campo sportivo ed io, che ero la più grave, rimasi nell’ambulanza, poi arrivarono altri più gravi di me. La mattina presto mi portarono a Melfi: dove rimasi una settimana, senza ricevere cure particolari, perché già avevano deciso cosa fare: amputare la gamba!

Quella settimana fu molto dura: io stavo male, avevo la febbre alta e un infermiere, vedendomi soffrire, invitò mia madre a portarmi in un altro ospedale, perché lì non potevano farmi nulla. Mia madre cominciò a insistere presso il primario, e finalmente arrivai al policlinico di Bari. La sera del 1 dicembre 1980, il dottore che era di guardia disse: “Prima li fanno morire e poi li spediscono qui”. Dopo il soccorso iniziale di pulizia della gamba, arrivò il primo intervento il 2 dicembre e poi il secondo intervento dopo una settimana.

Mesi terribili

Rimasi all’ospedale di Bari per ben otto brutti, dolorosi, terribili mesi. Eppure, una cosa posso dire: il Signore è stato sempre con me, perché in tante chiese si pregava per me ed Egli non mi ha mai abbandonato. Io ringrazio il Signore anche per come Egli ha illuminato i dottori, nell’ottimo lavoro fatto sulla mia gamba. A Dio salga il ringraziamento anche perché, per mezzo di mio zio, Rocco Ciotta, che era pastore evangelico a Lioni, ho potuto conoscere l’indimenticabile fratello Raffaele Pignone, pastore della chiesa evangelica di Bari, il quale è stato molto vicino insieme con alcuni fedeli, e mi ha tanto incoraggiato sia durante la permanenza in ospedale sia in seguito.

Ritorno in paese

Quando tornai a Lioni, vidi che non era più come lo ricordavo, e lì mi crollò di nuovo il mondo addosso perché io mi vedevo diversa: dovevo farmi accettare dagli altri, cosa non facile in questa società.

Tante domande

Sorsero nella mia mente tante domande che non trovavano risposta; iniziai a prendermela con Dio e arrabbiata chiedevo: “Perché, o Dio, hai permesso questo nella mia vita?”.
Più passava il tempo e più scendevo nella solitudine, nel mio cuore c’era tanta amarezza, tanta delusione; continuavo a frequentare la chiesa, ma con questa rabbia dentro.

Dio parlò al mio cuore

E purtroppo in questa situazione sono stata per ben tre anni fino a quando, la sera del 23 agosto 1983 nel campeggio cristiano di Roccamonfina, il Signore parlò al mio cuore tramite la predicazione della Sua Parola. Ricordo che fin dalla mattina il Signore toccò il mio cuore, ma completò la Sua opera la sera, quando il fratello Toppi portò il messaggio su Isaia 40:9-13: “…ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia… perché io, il Signore, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: non temere, io ti aiuto!”.

Dio parla mediante la Sua Parola e se trova un cuore aperto, Egli vi entra e compie l’opera Sua: questo mi successe allora! Mentre il pastore predicava, la Parola toccò il mio cuore e io parlai con Dio: “Tu dici che ci sei, che non devo temere, che sei il mio Dio, che mi soccorri, va bene! Io sono qui, fallo ora, soccorrimi!”

Una nuova vita

In un attimo Egli lo fece! Vidi davanti ai miei occhi una lunga lista di peccati e chiesi al mio Dio di perdonarmi, di lavarmi e, con tanto amore, Egli tolse il peccato dal mio cuore e lo riempì del Suo amore mediante lo Spirito Santo.
Il Signore sanò il senso di vuoto e amarezza che si erano creati dentro di me, al ritorno dall’ospedale, e mi diede gioia, pace, serenità, come solo Lui può fare. Ringrazio Dio per quella sera perché posso dire con certezza che da allora sono una figlia di Dio, salvata per grazia: Egli è il mio Salvatore e il mio guaritore.

Durante il cammino di fede ho incontrato tante difficoltà, ma tutte sono state risolte con l’aiuto di Gesù al mio fianco; ho avuto problemi sul lavoro, ma Dio è stato sempre il mio benefattore. A Lui solo rendo la lode e la gloria.

TINA CIOTTA