Una Parabola sempre attuale

UNA PARABOLA SEMPRE ATTUALE
Il povero non aveva nulla, fuorché una piccola agnellina ch’egli avea comprata e allevata; essa gli
era cresciuta in casa insieme ai figliuoli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e
dormendo sul suo seno; ed essa era per lui come una figliuola.
(II Samuele 12:3)
Ci troviamo di fronte un brano della Scrittura che è molto intenso e il profeta Natan che potremmo
considerare anche come figura dello Spirito Santo, si serve di un’illustrazione molto vivida per
convincere di peccato il re Davide.
La compassione di Gesù viene qui prefigurata dal pastore povero. Gesù venne dal cielo ma non per
vivere nel lusso e nelle ricchezze tipiche di un uomo d’alto lignaggio. Anzi egli viene in una
famiglia di falegnami, nasce in una stalla ed è posto su una mangiatoia, perché non c’era posto
nell’albergo (l’idea della grotta del presepe non esiste nei Vangeli). Gesù addirittura venne in casa
sua e i suoi non l’hanno ricevuto, eppure il mondo fu fatto per mezzo di lui! Il Signore poteva
comandare su tutto ma non lo fece, anzi, come dice il cantico: “Ci vide poveri, s’impoverì, perché
vivessimo per noi morì”. Non dimentichiamo la compassione di Gesù: “Perché voi conoscete la
carità del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro, onde,
mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi” (II Corinzi 8:9).
L’amore di Gesù è visibile in quella piccola agnellina che il pastore curava teneramente. Gesù ha
qualcosa che appare “piccolo”, un piccolo gregge, ma che è tanto prezioso agli occhi suoi. Egli è il
buon Pastore che si occupa del gregge, e le pecore ascoltano la sua voce e lo seguono e ricevono la
vita eterna perché dimorano nella mano del buon Pastore (Giovanni 10; Salmo 23). Gesù incoraggia
le sue pecore dicendo: non temere o piccol gregge, perché è piaciuto al Padre vostro di darvi il
regno. E tu fai parte di questo gregge prezioso agli occhi suoi? O sei ancora un numero confuso fra
la maggioranza?
Potremmo applicare quel “piccolo” anche al significato del nome dell’apostolo Paolo che prima
della conversione era governato dall’orgoglio religioso, mentre dopo egli si sentiva Paolo, vale a
dire “piccolo” davanti a Dio. Guardando l’amore di Gesù, il buon Pastore, anche noi impariamo ad
essere umili.
Ancora, nel nostro testo si parla di “agnellina”, forse perché il Signore vuole che pensiamo che la
Sua chiesa, il Suo gregge è della Sua stessa natura, di lui che è l’Agnello di Dio che toglie il peccato
del mondo. Si richiede che per appartenere a Cristo occorre ricevere la natura di Cristo, accettare
Cristo nel cuore ed essere nati di nuovo, ci deve essere un mutamento di natura. Gesù è Agnello e
Pastore contemporaneamente. Egli è tutto per noi! Com’è scritto in Isaia 40:11: “Come un pastore,
egli pascerà il suo gregge; raccoglierà gli agnelli in braccio, se li torrà in seno, e condurrà pian
piano le pecore che allattano”.
La redenzione operata da Gesù in nostro favore si vede nell’opera del pastore in favore
dell’agnellina. Allo stesso modo, infatti, Gesù ci ha comprato. Al pastore l’agnellina era costata un
determinato, se vogliamo piccolo, prezzo; a Gesù la chiesa è costata il prezzo più alto, il suo
sangue, la sua vita offerta per noi sulla croce del Calvario. Gesù ha pagato per me e per te! Gesù ci
ha comprati non con oro o con argento, ma con il suo prezioso sangue come d’agnello senza difetto
né macchia. Gesù ci ha anche allevati, fatti crescere, svezzati, ci ha insegnato a camminare per fede,
a nutrirci prima del latte poi del cibo sodo della sua Parola e noi siamo cresciuti per la salvezza,
cresciuti in casa, cioè nella chiesa. In sostanza, Gesù non solo ci salva ma ci fa crescere, ci porta
avanti, ci conduce per sentieri di giustizia, ci rialza nei primi capitomboli, e ci promette: fino alla
vostra vecchiaia io sarò lo stesso, fino alla vostra canizie io vi condurrò, io non vi lascerò e non vi
abbandonerò. Quest’agnellina, la chiesa, cresce in casa insieme ai figli. Noi non eravamo il popolo
di Dio, essendo nati Gentili, non ebrei, ma Gesù non fa distinzione, anzi tutti quelli che credono
diventano figli di Dio in Cristo, e figli per fede del primo credente Abramo. In definitiva Gesù
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riunisce tutti i credenti in un solo popolo. La chiesa in questo modo manifesta la infinitamente varia
sapienza di Dio.
La comunione con Gesù è prefigurata dalla tavola. Il pastore la faceva mangiare con lui, bere alla
sua coppa, le assicurava il riposo. Gesù ci assicura comunione e serenità in un mondo tempestoso.
(A proposito prestiamo attenzione a non essere portati via dal mondo tiranno e lasciarci strappare
dalle mani del buon Pastore, il re egoista che regna di potere usurpato sugli uomini ribelli va a
cercare l’agnellina del buon Pastore. Resistiamo. La chiesa resiste al diavolo, al mondo, al peccato e
nel Nome del Signore eccoli sconfitti!)
Non possiamo avere comunione con il mondo e con il Signore, dobbiamo scegliere. Ecco Gesù che
desidera continuamente una comunione sempre più intensa con lui, dice in Apocalisse 3:20: “Ecco,
io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con
lui ed egli meco”.
L’adozione che Gesù ci ha fatto avere nella famiglia del Padre celeste è altrettanto evidente. Come
una figliuola, con le cure e le attenzioni tipiche che il padre riserva ad una figlia. Dio è divenuto
nostro Padre, noi lo amiamo, lo serviamo, lo adoriamo con rispetto e desideriamo stare nella sua
casa quando Gesù verrà per prenderci, in pratica molto presto. Egli ha cura di noi! Possiamo gettare
su lui ogni nostra preoccupazione, perché Egli porta giorno per giorno il nostro peso. Se non ha
risparmiato il Suo proprio Figliuolo, ma l’ha dato, sacrificato, per noi sulla croce, proprio per noi
peccatori, come non ci donerà tutte le cose utili e necessarie con lui! Se noi che siamo malvagi
sappiamo dare buoni doni ai nostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro
che glielo chiedono!
Allora con fiducia esclamiamo:
Benedici, anima mia, l’Eterno; e tutto quello ch’è in me, benedica il nome suo santo. Benedici,
anima mia l’Eterno, e non dimenticare alcuno de’ suoi benefici. Egli è quel che ti perdona tutte le
tue iniquità, che sana tutte le tue infermità, che redime la tua vita dalla fossa, che ti corona di
benignità e di compassioni, che sazia di beni la tua bocca, che ti fa ringiovanire come l’aquila.
L’Eterno fa giustizia e ragione a tutti quelli che sono oppressi. L’Eterno è pietoso e clemente, lento
all’ira e di gran benignità. Poiché quanto i cieli sono alti al disopra della terra, tanto è grande la
sua benignità verso quelli che lo temono. Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli
allontanato da noi le nostre trasgressioni. Come un padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è
pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono (Salmo 103).
Simone Caporaletti