L’adorazione

Adorazione: dal greco Proskynein – Sebazesthai = inchinarsi, servire, temere, rivolgersi con timore.

L’adorazione è la disposizione dell’uomo che riconosce la sua totale dipendenza davanti a Dio. Essa si manifesta nel culto che significa appunto: Servizio a Dio.

Nella Bibbia adorazione e culto sono una medesima cosa, non essendoci parole differenti per indicarli: siamo noi che li distinguiamo, separando l’atto culturale dal sentimento di dipendenza che lo accompagna.

  • L’adorazione è timore reverenziale (Genesi 28:16-19; Esodo 3:2-6).
  • Qualche volta è spavento (Esodo 20:18-21; Isaia 6:5; Luca 5:8).
  • Conoscenza del peccato e di nullità (Salmo 51; Salmo 130).
  • Contemplazione delle opere di Dio (Salmo 8:19; 1:6).

L’adorazione è naturalmente dovuta a Dio solo (Esodo 34:14; Deut. 5:9; 6:13).

Guai all’uomo che pretende per sé l’adorazione (Atti 12:21-23)), anche quando questa venga offerta per errore in piena fede (Atti 14:14).

Un esempio molto bello sul significato di adorazione inteso come un dare a Dio, è il caso di Maria di Betania.

La storia è raccontata in Giovanni 12:1-11 ed è forse uno dei più notevoli esempi di adorazione in tutta la Scrittura.

1. Maria non venne ad ascoltare un sermone,

sebbene fosse lì il più grande maestro che il mondo avesse mai conosciuto, e Colui del quale fu detto: “Nessuno parlò mai come quest’uomo”(Giovanni 7:46). Era stato suo privilegio nel passato sedere ai Suoi piedi ed ascoltare la Sua parola. Le lezioni che ella aveva imparato non erano state dimenticate: maquesto non era il suo scopo quando venne alla presenza di Colui che ella amava al di sopra di qualunque altro.

2. Maria non venne a chiedere nulla,

a differenza di come aveva fatto una volta (Giovanni 11:32).

Sebbene elle comprendesse bene il valore della preghiera, non era questo il motivo che l’aveva spinta a venire. Ella non era venuta per avere, ma per dare.

3. Maria non venne per incontrare gli altri credenti.

In quell’occasione i presenti erano molti ed ella li amava tutti caramente perché essi amavano il Signore; ma ciò che aveva soprattutto in mente non era quello di incontrarsi con altri credenti e di godere della loro comunione. Ella desiderava invece occuparsi del Signore stesso, ad esclusione di qualsiasi altra persona o cosa sulla terra.

La comunione con altri cristiani è buona e necessaria, ma non è la cosa più importante. La comunione infatti deve essere prima “con il Padre ed il Figlio”: La comunione con gli altri credenti sarà una conseguenza di questa unione e comunione con Lui.

4. Maria non venne per essere consolata da Lui

sebbene questo potesse ben esserne il motivo. Ella avrebbe potuto avere il desiderio di rilassarsi spiritualmente alla Sua presenza e ricevere quella consolazione che solo Lui poteva dare; ma questo non era lo scopo della sua venuta. Certamente non vi è nulla di più consolante per il credente stanco delle sua battaglia contro il mondo, la carne ed il diavolo, che venire a sedersi quotidianamente alla presenza del Signore per fugare le proprie preoccupazioni e lasciare che la pace celeste entri nel suo cuore.

Eppure ciò che fece Maria ci insegna che nemmeno questa è la cosa più importante della nostra vita. Infatti venne non per essere consolata, ma per consolare il Signore.

E riempire l’anima sua di gioia! Con il suo gesto Maria fece sì che il Signore fosse consolato alla vigilia della Sua opera di redenzione. Il bel gesto di Maria certamente ci insegna che lo scopo dell’adorazione non è la soddisfazione del credente, ma è quello di soddisfare il Salvatore.

5. Maria non venne per incontrare chi lo ospitava, né i suoi parenti.

I suoi occhi erano rivolti verso un Altro. Ella pensava che il Signore fosse il vero padrone della casa e venne ad onorarlo. Diamo al Signore il posto che gli spetta quale padrone di casa e non permettiamo che nessun altro, per quanto piacevole possa essere la sua personalità, o potente il suo ministerio, privi Cristo del posto di assoluta preminenza che Gli spetta di diritto.

6. Maria non andò da Lui perché quella era la moda del giorno.

Anzi, quello era il tempo in cui l’odio contro Gesù del mondo religioso e politico stava per manifestarsi apertamente. Egli era davvero “disprezzato e abbandonato dagli uomini”. Il periodo della popolarità era ormai tramontato e si avvicinava la vigilia del tradimento e della crocifissione.

Il sentiero che percorrevano i veri discepoli di Cristo non è mai stato affollato né è stato mai popolare. Se però egli, come nel caso di Maria, ha come suo unico scopo la gloria di Cristo, considera “ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Gesù Cristo” (Filippesi :4:8).

Egli deve essere pronto, come adoratore, a fare quell’esperienza che Paolo chiama “la comunione delle Sue sofferenze” (Filippesi 3:10). Egli allora può essere certo che, come nel caso di Maria, la sua fedeltà al Signore e alla Sua Parola non rimarrà sconosciuta né senza ricompensa da parte di Lui “in quel giorno”, quando tutti i Suoi compariranno dinanzi al tribunale di Cristo. (Romani 14:10).

7. Maria depose ai piedi di Gesù ciò che aveva di meglio.

  1. Il suo fu un dono costoso (v.3).

    Considerando quel poco che allora guadagnava al giorno un operaio, il suo dono comunque rappresentava il salario di un anno intero.Il suo dunque non fu un dono da niente.L’amore si misura sempre dal sacrificio che esso fa a favore del suo oggetto: Il Signore “ha amato la Chiesa e ha dato Sé stesso per lei.” (Efesini 5:25). Senza calcolarne il costo.

    L’adorazione che non costa nulla quanto a tempo, energia, pensiero e denaro non è degna di questo nome: deve essere pronto a pagare per il privilegio di adorare, qualsiasi ne possa essere il costo.

  2. Il suo dono era stato messo da parte per questo scopo particolare. Fu Maria che ebbe il grande onore di essere l’unica che unse il Signore per la sua sepoltura: le altre donne arrivarono troppo tardi! (Marco 16:1-6; Luca 23: 55-56). Maria non aveva bisogno di andare alla tomba, poiché sapeva bene che Colui, la cui parola aveva chiamato Lazzaro dalla morte alla vita, avrebbe ripreso la vita data per la sua redenzione (Giovanni 10:17-18).

8. Un profumo gelosamente custodito.

Come è bello quando i credenti vengono, dapprima individualmente da Lui con il profumo gelosamente custodito dello loro stima ed amore per Lui; e poi collettivamente per spargere il profumo della loro adorazione alla Sua presenza. Una tale offerta non solo onora il Figlio, ma è molto gradita anche al Padre.

Il suo dono fu senza riserve portato ai piedi di Cristo (v. 3).

Ella sapeva che presto quei piedi l’avrebbero volentieri portato al Calvario, dove sarebbero stati trafitti per i suoi peccati.

Ella sapeva anche che, come suo Messia, Egli un giorno si sarebbe assiso su di un trono e, nella gloria della resurrezione, avrebbe regnato fino a quando Dio avrebbe posto i Suoi nemici come sgabello dei Suoi piedi (salmo 110:1-2).

Senza dubbio Maria aveva tutto questo in mente quando si avvicinò con il suo prezioso dono, che versò completamente ai Suoi piedi. Ella non tenne nulla per sé, ma Gli diede tutto senza riserva. Maria infatti non aveva nessuna intenzione di usare mezze misure per esprimere la sua devozione al Signore e non come Anania e Saffira che desideravano semplicemente far bella figura tenendo per sé parte del prezzo (Atti 5:2)

Il credente, deve dunque imparare dal suo nobile gesto che fu lodato da Cristo. L’adorazione deve comportare una devozione assoluta.

9. Con profonda umiltà. Il suo dono fu accompagnato da un atteggiamento di completa abnegazione

La Scrittura ci dice che dopo che ella ebbe unto di profumo i Suoi piedi, li asciugò con i suoi capelli.

Ora è scritto che i capelli della donna sono la sua gloria. Così possiamo dire che ella portò la sua gloria ai Suoi piedi in umile eppur sublime adorazione (1 Corinzi 11:15).

Che bel quadro è questo di quel necessario atteggiamento di profonda umiltà che dovrebbe caratterizzare l’adorazione del popolo di Dio! Dio vuole che “nessuna carne si glori al Suo cospetto” (1 Corinzi 1:29). La carne, qualunque forma possa prendere, non ha alcun posto nell’atto dell’adorazione. Tutte le glorie naturale o le eccellenti qualità che l’uomo possa possedere, devono sparire alla presenza del Dio dell’universo. Nessuno insomma può gloriarsi alla presenza di Dio.

10. La casa piena di profumo.

Il suo dono fece sì che tutta la casa fosse piena della fragranza del profumo che ella aveva così generosamente versato ai Suoi piedi. Tutti i presenti condivisero i benefici del suo munifico dono. Lo stesso Signore fu al centro dell’attenzione generale, occupando così il posto di preminenza che Gli spettava. E’ vero che vi furono di quelli che criticarono il suo atto ritenendolo un’inutile perdita; ma la lode del Signore controbilanciò questa critica negativa per quello che essa aveva fatto.

Secondo la Scrittura l’adorazione è un atto sia individuale che collettivo. Solo se ogni singolo credente in un’assemblea deporrà ai piedi del Signore il suo dono del profumo del suo amore ed adorazione, tutti gli altri cristiani potranno goderne i benefici effetti. Fu quando tutta l’assemblea fu “come un solo uomo” facendo udire “una unica voce per celebrare e lodare l’Eterno che la casa, la casa dell’Eterno fu riempita da una nuvola poiché la gloria dell’Eterno riempiva la casa di Dio” (2 Cronache 5:13-14). L’adorazione fondamentalmente consiste nel dare a Dio.

Antonio Rocca