Il suicidio

Il carceriere si svegliò e, vedute tutte le porte del carcere spalancate, sguainò la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò ad alta voce: “Non farti del male…” (Atti 16:27,28)

Non sempre coloro che tentano il suicidio e che magari riescono nel loro intento, lanciano segnali premonitori coi loro atteggiamenti circa le loro intenzioni. Infatti, non esiste un comportamento standard, ossia rintracciabile in tutti questi soggetti, e non è semplice neppure individuare le cause reali di un simile gesto. Secondo un famoso psichiatra psicoterapeuta, esistono vari atteggiamenti suicida, cioè:

  • il Suicidio, autodistruzione intenzionale e volontaria;
  • il Tentato suicidio o parasuicidio, sostenuto da una scarsa intenzionalità autodistruttiva, come richiesta di attenzione, attuato sovente con mezzi poco lesivi; e, infine,
  • il Mancato suicidio, che si verifica quando il soggetto sopravvive a gesti autolesivi, altrimenti capaci di causare la morte.

Secondo una ricerca scientifica, inoltre, scopriamo che i maggiori fattori di esposizione al suicidio sono: l’età avanzata, la vedovanza, la depressione, la disoccupazione, la tossicomania, l’isolamento e i deliri di persecuzione. È possibile, inoltre, secondo la classificazione di un famoso sociologo francese, elencare tre tipi di suicidio:

  • egoistico, quando l’individuo non ha o perde la capacità di integrarsi nella società;
  • altruistico, come nei suicidi di massa; e, infine,
  • anomico, nel caso in cui si perdono punti di riferimento e valori.

Attualmente, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Le statistiche attestano che per ogni suicidio portato a termine vi sono da 10 a 100 tentativi. Il passo della nostra meditazione narra la conversione del carceriere di Filippi. La causa che spinse quest’uomo a sguainare la spada per togliersi la vita fu il vedere le porte del carcere spalancate. Subito suppose, a buon motivo, che i prigionieri fossero fuggiti e, come unica soluzione a questa disfatta, pensò al suicidio.
Che ne sarebbe stato di lui? Quale sarebbe stata la sua fine, quando i suoi superiori gli avrebbero chiesto spiegazioni riguardo l’accaduto? Allora, in una manciata di secondi, pensò che la soluzione perfetta fosse farla finita. Anche i filosofi contemplano l’auto-omicidio: Seneca, ad esempio, lo prescrive come l’ultimo rimedio per coloro che soffrono.
Ma, proprio mentre egli pensava di togliersi la vita, Paolo gli stava offrendo la possibilità di una nuova vita in Cristo. “Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e, tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Ed essi risposero: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”.
Poi annunziarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua…e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio” (vv.29-34). Ecco alcuni sprazzi di luce provenienti dalla gloriosa Parola di Dio capaci di dissuadere gli uomini dal compiere gesti inconsulti.

1. Innanzitutto, consideriamo la Verità della Parola di Dio che avverte l’uomo senza Cristo. “Ma Paolo gli gridò ad alta voce: “Non farti del male…” (v.27). Dio sia ringraziato perché Egli ancora oggi avverte gli uomini con il Messaggio potente della Sua Parola. “Non farti del male” sono le parole amorevoli di Dio per quanti probabilmente hanno deciso o tentato di porre fine alla loro vita.
La vita secondo la Bibbia è un dono di Dio: infatti “ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento” (Giac. 1:17), perciò la nostra vita non va rovinata col peccato, tanto meno deve essere danneggiata dando spazio ai desideri del cuore, ma bisogna permettere alla Persona gloriosa del Cristo di entrarvi e di prenderne pieno possesso. Non solo la vita biologica è un dono, ma anche la salvezza è un dono di Dio: “infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Ef.2:8).
Dio è il donatore della vita fisica e spirituale ed Egli desidera che ogni uomo rispetti questo dono difendendolo dagli attacchi dell’avversario e rimettendolo ogni giorno con gioia nelle Sue benedette mani. Infatti, la Scrittura afferma che questa verità, cioè “Cristo in noi”, coincide con la nuova nascita, con la rigenerazione. L’anima, morta nei falli e nei peccati, ha bisogno di una nuova vita, la quale viene impartita per un divino atto di rigenerazione.
In tal modo l’individuo che, un momento prima era lontano dalla grazia del Signore, diviene un momento dopo un figliuolo di Dio, membro della Sua famiglia: infatti, è scritto che “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (II Cor.5:17).

2. In secondo luogo, notiamo la Verità della Parola di Dio che tranquillizza: “Non farti del male, perché siamo tutti qui” (v.27). Poiché il carceriere sarebbe stato il responsabile della fuga dei prigionieri, preso dalla disperazione, sguainò la spada per uccidersi, ma Paolo, guidato da Dio, lo rassicurò dicendogli che i prigionieri non erano fuggiti.
È bello sapere che l’Evangelo non soltanto avverte, ma ristora e rassicura circa l’aiuto e l’amore che Dio ha per ognuno di noi: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giov.3:16).
Ad ogni anima desiderosa di essere ristorata dalla potenza gloriosa di Cristo, diciamo: apri il tuo cuore e permetti al Santo Evangelo di consolare e ristorare la tua anima bisognosa di grazia! Soltanto la Buona Novella dell’Evangelo di Gesù Cristo può distogliere la tua vita dal compiere azioni che potrebbero danneggiarti per l’eternità.

3. Infine, scopriamo la Verità della Parola di Dio che illumina. “Il carceriere…tutto tremante…disse: “Signori, che debbo fare per essere salvato?” (v.29). Quell’uomo, scosso nell’intimo, aveva ben compreso che quanto accaduto era opera dell’Iddio vivente che Paolo e Sila servivano.
Senza ombra di dubbio aveva udito della conversione di Lidia, aveva probabilmente visto con i suoi occhi la liberazione di quella ragazza posseduta da uno spirito di divinazione e, quella sera verso la mezzanotte, udì anche i canti e le preghiere che Paolo e Sila innalzavano al Signore.
Il terremoto non aveva soltanto spalancato le porte del carcere, ma aveva anche scosso ed aperto il suo cuore tanto che, condotti fuori gli apostoli, chiese loro quale fosse la via della salvezza.

Caro amico che leggi, permetti alla Parola di Dio di illuminare il tuo sentiero.

Forse ti trovi dentro un tunnel, non riesci ad uscirne fuori, attendi l’aiuto, ma questo tarda; hai pensato forse che l’unica soluzione sia quella di farla finita: te ne prego, vai alla Parola, alla Bibbia. Essa ti avvertirà, ti rassicurerà dell’amore di Dio per te e, infine, illuminerà il tuo cammino. Da quel momento in poi non ci saranno più pensieri di morte, ma di vita e di vita eterna con Cristo, perché “ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace” (Rom.8:6).

Gioacchino Caltagirone