IL Pruno e La Croce

In Esodo 3, si narra di Mosè al servizio di suo suocero. Egli pascolava le sue pecore nel deserto, durante 40 lunghi anni. Anche noi eravamo nel deserto della vita, spesso soli, annoiati, senza scopo, anche se non eravamo pastori ma anzi eravamo smarriti, erranti come pecore. Parliamo di Mosè che giunse ad Oreb, al monte di Dio, per ricevere la chiamata divina e figurativamente di ognuno di noi, che riceviamo la chiamata divina quando con l’occhio della fede, scorgiamo il Calvario, il monte dove Gesù morì per noi.

Un legno in fiamme.

In Esodo 3, troviamo un pruno in fiamme che non si consuma e l’Angelo del Signore, il Figlio di Dio prima dell’incarnazione, Gesù stesso, che appare in una fiamma di fuoco.

Cerchiamo di vedere che ora, nel Nuovo Testamento, se siamo davanti a Gesù che muore sulla croce, possiamo comprendere che ben altre fiamme lo avvolgevano. Vi erano le fiamme del nostro peccato, quelle dell’inferno luogo in cui tutti gli uomini, perché peccatori, eravamo diretti. Per non parlare di quelle dell’ira di Dio che gravava su di noi. Oh, quanto Gesù vuol liberarci dalla fiamma della perdizione! Se n’è avvolto lui stesso sulla croce perché noi ne fossimo completamente liberati. Quanto era terribile quella fiamma, se l’uomo ricco della narrazione evangelica, esclamava disperato: padre Abramo manda Lazzaro con una goccia d’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma.

Il glorioso Angelo del Signore, puro, santo si presenta in mezzo ad un piccolo arbusto, per attirare Mosè. Un cespuglio spinoso, non un enorme cedro del Libano. Neanche la croce del Calvario aveva nulla per attirare i nostri sguardi. Gesù non aveva un’apparenza particolare. Ma noi ci lasciamo attirare da un’altra fiamma, che all’occhio attento si vede chiaramente, che riscalda l’animo sensibile, che viene dal legno della croce, dal calore del sacrificio di Cristo, quella dell’amore di Dio.

In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.
1 Giovanni 4:10.

Quante volte poi Mosè si troverà a faccia a faccia con l’Angelo del patto nel tabernacolo. Quante volte noi, dopo che abbiamo visto l’amore di Gesù, ci siamo lasciati scaldare il cuore dalla sua presenza e dalla sua parola.

Il pruno non si consumava, e neanche l’amore di Gesù si consuma mai. …poiché l’amore è forte come la morte… Le sue fiamme – vampe, ardori – sono fiamme di fuoco, una fiamma ardente, potente, del Signore. Cantico d. C. 8:6.

Una grande visione.

Indubbiamente Mosè è curioso di scoprire cosa nasconda quella che lui stesso definisce: una grande visione. Voglio andare da quella parte a vedere … Anche noi vogliamo vedere bene per quale ragione Gesù è morto per noi. Davanti alla croce di Cristo: alcuni guardavano da lontano, alcuni prendevano in giro, altri si facevano gli affari loro (spartivano le vesti), molti altri si battevano il petto in segno di contrizione, e c’era anche chi affermava che Gesù era giusto, il Figlio di Dio! E noi come osserviamo tutto questo?

Nel caso di Mosè, il Signore vide che si era mosso, scostato. Il Signore Gesù innalzato dalla terra, sulla croce, mediante il suo sacrificio d’amore, attira tutti a sé. Egli è risorto e vive, quindi vede benissimo quando ti avvicini, dai un cenno di assenso e non rimani in mezzo al deserto della tua solitudine. Nicodemo era un uomo religioso, ma lasciò il suo deserto, i suoi dubbi, quando da solo andò a consultare Gesù di notte, e non rimase nel deserto, stavolta tra la folla, neanche quando si decise e andò a prendere il corpo di Gesù sulla croce, insieme con Giuseppe di Arimatea. E tu rimarrai impassibile, davanti alle braccia aperte di Gesù che ti ama tanto?

Il Signore lo chiamò. Mosè, Mosè. Il Signore chiama tutti gli uomini.
Se sei un figlio di credenti, Gesù ti chiama ora, come con il ragazzo nel tabernacolo: Samuele, Samuele.
Se sei già un suo discepolo Gesù ti chiama a non cadere in tentazione: Simone, Simone.
Se invece sei un oppositore e un bestemmiatore, Gesù ti dice: Saulo, Saulo perché mi perseguiti?

Un’opera di liberazione

Quest’opera comincia con la purificazione. Togliti i calzari. Anche tu, davanti al sacrificio di Cristo, puoi scoprire di essere peccatore e che Gesù ha pagato per te. Il prezzo del nostro peccato è stato dato dal nostro Redentore, dal Salvatore che ci strappa dal vizio e dal male. C’è da ammirare gli operatori che per salvare vite umane, operano presso la nave naufragata di recente. Si sono immersi nelle pericolose acque e si sono esposti a diverse malattie e hanno dovuto fare opportuni vaccini contro il tetano, l’epatite, ecc. Gesù per togliere la malattia più terribile, quella del peccato, si è immerso totalmente nella vergognosa morte della croce, prendendo il fango del nostro peccato su di sé, in modo da liberarcene definitivamente. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. 2 Corinzi 5:21.

Nasce nell’uomo che si accosta il timore di Dio, Mosè si nascose la faccia perché aveva paura di guardare Dio. Davanti a Gesù sulla croce, ognuno si nascondeva la faccia non per paura, ma per il disappunto e l’orrore che provocava.

La coscienza della liberazione. Sono sceso per liberarlo. La liberazione, la redenzione, nell’Antico Testamento consisté innanzi tutto nel passaggio del Mar Rosso. Ma considera che Gesù vede ora la tua afflizione e vuole liberarti proprio ora. Dio promette un luogo, per farlo salire in un paese buono e spazioso. Allo stesso modo, Gesù vuole darti la certezza di essere con lui nella gloria, nel luogo che egli sta preparando per te. Il centurione davanti alla croce lo riconobbe e disse: veramente costui era Figlio di Dio. E tu non lo riconoscerai?

Non abbiamo più un pruno ardente che possa attirarci, ma Gesù ci attira con la fiamma del suo amore, mostrato nel sacrificio più alto.

Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Romani 5:8.

 

Simone Caporaletti