Il Fenomeno NEET

Nel 1999 il governo inglese ha effettuato un sondaggio sulla vita dei giovani inglesi. Secondo la ricerca, circa 9% dei giovani di età tra 16 e 18 anni, 161.000, vivono in una condizione molto particolare; non studiano, anche se sono iscritti ad una scuola; non lavorano, o lavorano saltuariamente; non hanno la volontà di imparare un mestiere per costruire il proprio futuro e tanto meno la propria famiglia.

Il governo coniò un termine per descrivere questa categoria dei giovani: NEET. È l’acrostico inglese di “Not in Education, Employment or Training”; indica i giovani non impegnati nel mondo dell’educazione, del lavoro e dell’apprendimento.

Questi giovani tendono a escludersi da qualsiasi attività sociale, ritirandosi nella propria abitazione, o meglio nella propria stanza, per diversi mesi o addirittura per anni, impegnati nei loro interessi, per esempio fumetti, computer, Internet, chat, videogiochi, ecc… Si tratta di un fenomeno che riguarda solo l’Inghilterra?

No, il fenomeno si sta manifestando silenziosamente in molti paesi occidentali e occidentalizzati. Per esempio, in Giappone il problema è molto diffuso e il governo giapponese ha dichiarato nel 2005 che circa 640.000 giovani giapponesi appartengono alla categoria di NEET.
Alcuni studiosi dicono che più di un milione dei giovani, circa 1% dell’intera popolazione, vivono in una condizione simile (bisogna precisare che il sondaggio governativo effettuato in Giappone era più vasto di quello inglese perché l’età dell’oggetto era tra 15 e 34 anni).

Sarebbe troppo facile giudicare questi giovani emarginati come sfaticati e pigri, e spingere dicendo: andate a lavorare! Molte personalità politiche o affermate nella società del Sol Levante hanno espresso le loro durissime opinioni riguardo questi giovani. Da un lato è comprensibile perché, per le generazioni precedenti che hanno sudato molto, il fenomeno è inaccettabile ed anche irritante. Ma la radice del problema è talmente profonda ed estesa che una critica facile o un’esortazione superficiale non riusciranno a cambiare la situazione.

Dunque, come tutti i fenomeni naturali hanno le loro cause, cosi il fenomeno NEET non è nato improvvisamente senza nessuna causa. Se consideriamo le probabili cause sociali e familiari, ci rendiamo conto della vastità del problema.

LE CAUSE SOCIALI
Prima di tutto vediamo: le generazioni precedenti hanno cercato di lasciarsi alle spalle il fardello della povertà e hanno tentato a tutti costi di arricchire i nostri paesi; e hanno ottenuto il loro obiettivo. Ma proprio l’agiatezza economica e l’abbondanza dei beni sono alla base del fenomeno NEET, tanto è vero che esso si sta manifestando maggiormente nei paesi già sviluppati economicamente e non nei paesi in via di sviluppo.

La strategia del consumismo è sempre di più individualistica; quarant’anni fa tutta la famiglia, forse anche i vicini di casa, erano insieme davanti ad una tv in bianco e nero, ma ora la tv può essere personale, posta in ogni stanza, anche in quella dei bambini. Dieci anni fa non tutti avevano il telefonino; ma ora non sono così rare le persone che ne possiedono due o tre, e li usano per gestire la propria privacy. In passato i bambini giocavano insieme nei cortili o per le strade ma ora si divertono benissimo da soli, rinchiusi nella loro camera, davanti al computer o con un piccolissimo videogioco in mano. Forse tutto questo sistema l’hanno inventato e prodotto da soli i giovani d’oggi? O quello che possiedono l’hanno comprato con i loro soldi sudati?

La società della competizione, della concorrenza e delle scelte multiple rende difficile la vita dei giovani. Non tutti i diplomati o i laureati possono trovare il lavoro nell’ambito della materia in cui hanno speso i loro anni di studi. Molti giovani perdono l’entusiasmo a inserirsi nel campo lavorativo. E poi i giovani di NEET sono figli dei genitori che erano cresciuti, dopo il famoso sessantotto, nella mentalità “liberata” dai vecchi valori; libertà sessuale, uso di droghe, educazione permissiva, ecc..

LE CAUSE FAMILIARI
Nella vita moderna, soprattutto nelle grandi città, non solo i giovani individui, ma la famiglia stessa è isolata dalla vita locale; non si sa chi abita a fianco, tanto meno cosa fa. I parenti non si frequentano, mentre prima molti parenti abitavano insieme sotto lo stesso tetto ed era difficile che un bambino rimanesse inosservato per fare ciò che gli interessava sia nel bene sia nel male.

Poi ora c’è la realtà del figlio unico, soprattutto nei paesi sviluppati. In questo caso il figlio può avere uno spazio materiale in casa, indisturbato e tutto per sé. Ma forse il problema più complicato è la mancanza del modello morale nella famiglia. Per esempio in Giappone l’assenza del padre nella vita familiare è dovuta a sistemi di lavoro molto esigenti. Non è raro che un padre di famiglia durante la settimana veda il figlio solo quando dorme, perché si esce al mattino prestissimo e si rientra dal lavoro la sera molto tardi. Il figlio lo vede solo la domenica, mentre il genitore è in uno stato di meritato riposo, probabilmente vestito in libertà che guarda la tv con inerzia. Difficilmente vede in lui una figura attiva che partecipa alla vita locale, magari andando in chiesa e servendo il Signore e il prossimo. Teoricamente il padre rappresenta per il figlio la figura dell’essere responsabile nella famiglia. Ma nella famiglia moderna questa figura è più che mai alterata.

UN PROBLEMA SPIRITUALE
È utile analizzare le cause sociali e familiari del fenomeno NEET, ma non basta; la radice non è solo estesa, ma anche profonda. Infatti il problema è spirituale, e tocca la parte più profonda del cuore dell’uomo, cioè la volontà resa schiava dal peccato.
Il primo Libro della Bibbia presenta il primogenito della prima famiglia dell’umanità: Caino. Egli crebbe in una famiglia problematica a causa della caduta nel peccato dei genitori, Adamo ed Eva. Infatti, i genitori avevano perso la comunione con Dio per la loro scelta sbagliata, e non godevano più l’armonia e l’unità tra di loro (Gen. 3:7,8,11,12). La famiglia dovette vivere e lavorare sul suolo maledetto, lontano dalla presenza e dalla benedizione di Dio.

Caino era la speranza della famiglia emarginata: probabilmente i genitori pensavano che la progenie di cui parla in Genesi 3:15 fosse Caino. Invece egli divenne il primo omicida della storia umana; egli uccise Abele suo fratello (3:6-8). Caino non aveva comunione spirituale con i genitori. Non parlò loro dell’offerta che non era stata accettata dal Signore, né chiese loro qualche consiglio. Neanche i genitori erano attenti alla condizione spirituale del proprio figlio. Dio invece la conosceva perfettamente e lo avvertì; ma Caino non diede ascolto e uccise Abele.
Egli rifiutò di assumersi la propria responsabilità d’aver ucciso il fratello minore, per questo divenne maledetto, vagabondo e fuggiasco (3:9-12).

Maledetto: Indica la mancanza dell’approvazione divina; di conseguenza egli era privo di gioia, di pace e d’allegrezza. Egli fa qualsiasi cosa senza ottenere una soddisfazione duratura.

Vagabondo: Indica mancanza di mèta e guida sicura; non sa dove si trova; non sa dove va e cosa fa

Fuggiasco: Indica la paura di qualcosa e di qualcuno; terrorizzato di fare una scelta importante, d’assumersi la propria responsabilità e degli insuccessi; tanto non riuscirò mai a fare bene.

La sua volontà è sempre negativa; fa qualcosa non perché la vuole fare, ma perché ha paura delle opinioni degli altri. Caino si stabilì nel paese di Nod e costruì una città. Il nome del paese significa fuga o esilio. Egli cercò la stabilità e la protezione, ma visse sempre in condizioni precarie. Diede alla città costruita il nome del figlio Enoc.

Se Caino si fosse pentito dell’uccisione del fratello, avrebbe dato il nome alla città Abele per lasciare il ricordo del fratello ucciso e soprattutto per non dimenticare il proprio errore. Ma non lo fece. Volle escludere le cose negative della vita, chiudersi nel proprio piccolo mondo e si circondò di tutte le cose che amava. Il peccato spinge l’uomo a nascondersi da Dio e dai simili, come accadde in Eden. Lo spinge a coprirsi con “le foglie di fico” e a proteggersi con la propria forza e i propri rimedi.
Ma Colui che protegge i semplici e i miseri è il Signore (Salmo 116:6), come Dio provvide delle tuniche di pelle e vestì Adamo ed Eva prima di cacciarli via dal giardino, e mise un segno di protezione divina su Caino, affinché nessuno lo uccidesse, così Dio protegge noi peccatori in Colui che ha inchiodato il nostro peccato sulla croce, Cristo Gesù.
Egli ci libera da ogni schiavitù del peccato; toglie dal nostro cuore ogni paura, ansia, insicurezza, angoscia, solitudine, perfino la paura della morte, e ci dona una volontà completamente nuova per mezzo dello Spirito Santo.

La condizione di NEET può essere raffigurata da una pecora smarrita in un luogo arido e tenebroso, incapace di uscirne fuori da sola. Gesù è il Buon Pastore che sta cercando senza posa le Sue pecore perdute finché non le ritrova. Il Signore dice:

“Eccomi! io stesso mi prenderò cura delle mie pecore e andrò in cerca di loro.
Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse,
così io andrò in cerca delle mie pecore e le ricondurrò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di tenebre…
Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare, dice Dio, il Signore. Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata.”

(Ezechiele 34:11,12,15,16).

Itaru Miyasaka