La Vita Arresa

Di David Wilkerson.

Arresa“. Questa parola non ti dice niente?
Letteralmente, arrendersi vuol dire consegnarsi ad un’altra persona. Significa inoltre cedere qualcosa che ci è stato regalato. Potrebbe trattarsi dei possedimenti, di una forza, di un obiettivo e persino della vita.

I cristiani oggi sentono parlare molto di una vita arresa. Ma cosa significa esattamente? Una vita arresa è quando si riconsegna a Gesù la vita che ci ha donato. Si tratta di un abbandono totale su tutte le aree della vita, sui diritti, sulle volontà, sulle direttive, su tutto ciò che si dice e si fa. Significa rassegnare completamente la propria vita nelle Sue mani, affinché Lui faccia di te ciò che a Lui piace.
 Gesù stesso condusse una vita arresa: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:38). “Non cerco la mia gloria” (8:50). Cristo non fece mai qualcosa di suo.

Non fece alcun movimento né pronunciò alcuna parola senza aver ricevuto le debite direttive dal Padre. “Non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. E colui che mi ha mandato è con me; egli non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli piacciono” (8:28-29).
La totale resa di Gesù al Padre è un esempio di come tutti noi dovremmo vivere.

Forse potreste dire: “Gesù era Dio in carne. La sua vita era arresa ancora prima che scendesse sulla terra”. Ma la vita arresa non è un’imposizione, come non lo fu per Gesù.
Cristo pronunciò queste parole essendo uomo in carne ed ossa. Dopo tutto, era sceso sulla terra per vivere non come Dio ma come essere umano.
Ha sperimentato una vita simile alla nostra. E, come noi, ha avuto una volontà propria. Egli scelse di arrendere completamente la sua volontà al Padre.
Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (10:17-18).
Gesù ci stava dicendo: “Non vi confondete. Questo atto di auto arresa è totalmente in mio potere. Sto scegliendo di deporre la mia vita. E non lo faccio perché qualcuno me l’ha detto. Nessuno mi toglie la vita. Il Padre mio mi ha dato il diritto e il privilegio di deporre la mia vita. Mi ha dato anche la possibilità di oltrepassare questa coppa ed evitare la croce. Ma io scelgo di farlo, a causa del mio amore e della piena arresa a lui”.


Continua a leggere…

 

  • Arrendersi a Cristo significa rivedere le priorità della nostra vita e dedicare a Lui ogni singolo istante della nostra giornata. Tutto il resto passa in secondo piano se seguiamo i Suoi insegnamenti. Questo ci dà la forza per affrontare ogni difficoltà, sofferenza e delusione che sicuramente possiamo incontrare nella nostra vita, perché sappiamo che stiamo facendo la volontà di Dio e certamente Egli saprà trarne del bene anche in modi che spesso non riusciamo a comprendere. Questo è l’insegnamento che ci da la vita dell’apostolo Paolo.

  • Da questo sermone comprendiamo che l’arresa è la chiave per conoscere Cristo in maniera vera e personale. La conoscenza di Cristo diventa direttamente proporzionale alla nostra arresa. Se consegniamo noi stessi a Dio, Lui promette di farci conoscere in maniera reale e profonda Colui che ha dato tutto di sé e vuole condividere con noi le Sue sofferenze ma soprattutto il Suo amore, la Sua potenza e la Sua gloria.

  • La predicazione è incoraggiante sotto ogni punto di vista. “Or queste tre cose durano, fede speranza e amore, ma la più grande di esse è l’amore”, l’amore per il Signore che “ci costringe” ad arrenderci a Lui nella misura in cui l’amiamo. Promesse cui aggrapparsi, sofferenze per la gloria di Cristo… ingredienti meravigliosi per la ricetta della vita Cristiana”

  • Considerato il concetto di vita arresa che implica necessariamente un rapporto più profondo con Gesù, mi ha colpito un aspetto della figura dell’apostolo Paolo che è di grande insegnamento per la vita del credente. Egli aveva imparato ad accontentarsi dello stato in cui si trovava. Come sappiamo il ministero che Dio aveva promesso all’apostolo Paolo non cominciò nel migliore dei modi per le opposizioni e gli ostacoli che incontrò nel suo cammino. In tutto questo però Paolo stava imparando ad accontentarsi passo dopo passo, forte di quella promessa ricevuta non da un uomo ma da Dio e consapevole che la soddisfazione di ogni cosa era il risultato di una vita arresa.
    È importante notare che questo stato di appagamento per Paolo avvenne dopo tutte le circostanze che dovette affrontare.
    Possa essere questo il nostro desiderio, di accettare ciò che il Signore permette nella nostra vita, di ciò che ci concede di avere o ritiene opportuno non darci, perché Egli ci ama e vuole sempre il nostro bene. Dio ci benedica

  • Arrendersi a Gesù è giusto, e la scelta migliore, per noi, io ad esempio, mi sono arreso a Gesù, l’ho accettato e lui non mi ha mai fatto mancare nulla e quando mi sono sentito a terra, lui mi è stato sempre vicino.

  • Per me la vita arresa vuol dire accettare Gesù nel proprio cuore, affidarsi a Lui, fare la sua volontà, evangelizzando. Nella Bibbia ci sono diversi esempi, uno di questi è Paolo che da persecutore è diventato perseguitato. Arrendersi a Gesù potrebbe comportare delle sofferenze, ma porta ad un solo ed unico scopo, guadagnare Cristo.

  • Per me arrendersi a Gesù significa mettere tutto nelle sue mani, donargli la vita e fare quello che piace a lui. Come esempio di “vita arresa” è presentato Paolo, il quale era un persecutore, odiava Gesù poi però diventa un cristiano e perseguitato. Arrendersi a Gesù vuol dire dunque, guardare a lui sempre e imparare da lui tutti i giorni.

  • Il verbo “arrendersi” nel linguaggio comune assume sempre una connotazione negativa, questo perché esso presuppone il riconoscimento di essere estremamente deboli a confronto con qualcuno o qualcosa contro cui è quindi inutile combattere.
    Arrendere la propria vita a Dio, è sì, questo riconoscimento, ma è anche la certezza di affidarsi nelle mani del buon Padre, che sa sempre cosa è meglio per noi. Una vita arresa non garantisce l’immunità dalle sofferenze terrene, anzi è un percorso che sotto molti aspetti le amplifica, ma ti dà la certezza della vittoria eterna cambiando interamente la prospettiva da cui guardiamo la nostra vita, rovesciando il significato della parola “successo” su questa terra.

  • Questa predicazione mi ha fatto comprendere l’importanza di una vera vita arresa e consacrata totalmente al Signore, e di non badare al giudizio del mondo, ma accontentarsi nello stato in cui ci troviamo e deporre tutto ai piedi di Gesù, nella speranza di vederLo un giorno in cielo come Egli è.

  • L’aspetto che mi ha colpito di più in questa predicazione è il momento in cui Paolo si arrese completamente alla guida dello Spirito Santo, chiedendo al Signore come poteva servirLo e conoscere di più la Sua volontà.
    Il Signore a volte permette nella nostra vita dei dolori, per cercare di farci arrendere maggiormente nelle Sue mani, per poi poter testimoniare ad altri la Sua fedeltà.

  • La parola arrendersi significa consegnarsi a un’altra persona, ogni credente nato di nuovo si è arreso al Signore Gesù dandogli la sua vita. Gesù è l’esempio perfetto in quanto si arrese completamente nelle mani del Padre suo; il Suo sacrificio sulla croce è la prova visibile del suo arrendimento. Il cammino della vita arresa comporta anche delle sofferenze, come accade all’Apostolo Paolo che patì lapidazioni, torture, detenzioni… eppure rimase fedele a Dio fino alla fine. Molte volte Dio permette la sofferenza per farci arrendere di più a lui. L’Apostolo Paolo alla fine del suo ministerio, sapendo che da lì a poco sarebbe morto, scrisse: “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede, ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice mi assegnerà in quel giorno”(2 Timoteo 4:7-8). La vita dell’apostolo Paolo fu piena di sofferenze ma fu una vita arresa e spesa interamente al Signore; se anche noi ci arrendiamo completamente a Lui, ci consacreremo sempre di più, potremo un giorno ricevere, come Paolo, la corona di giustizia.

  • Per descrivere una vita arresa a Dio mi viene alla mente la moltiplicazione dei pani: quando il giovane galileo portò il suo pane a Gesù. Che cosa Egli fece? Lo spezzò. Egli prima spezza ciò che prende nelle sue mani, poi lo moltiplica e lo usa per venire incontro alle necessità degli altri.

  • È solo quando noi ci arrendiamo che possiamo veramente sperimentare la potenza di Dio manifestata nel Suo Figliolo Gesù.
    Infatti, l’uomo ha sempre cercato di essere uguale a Dio, a ribellarsi contro il suo Creatore. Ma quando davanti alla prova, alle difficoltà egli scopre la sua incapacità e grida al Signore con cuore sincero, confessandogli la sua debolezza, allora Dio opera. Egli realizza che Dio è l’Iddio dell’impossibile. Da quell’istante, Dio lo prende per la mano per attraversare fiduciosamente ogni prova. Il segreto della vita cristiana è nell’arrendersi nelle mani del suo Creatore che saprà dare la forma che Gli piace affinché l’uomo potesse essere uno strumento per la gloria Sua.

  • Una vita arresa è un’esperienza che uno al primo sguardo potrebbe temere poiché implica una rinuncia totale ai propri desideri e piani per soddisfare quelli del Signore. Però la cosa è diversa quando uno capisce che è il Signore che dà la capacità di offrirgli se stesso, e che alla nostra consacrazione, il Signore risponde con tanta benedizione .

  • La predicazione di Wilkerson è molto bella e ci indica che dobbiamo fare come Paolo: annunciare l’Evangelo anche a costo di essere “odiati dal mondo” perché sappiamo che il Signore si vuole usare di noi come fece di Paolo. Il Signore vuole che parliamo agli altri del Suo amore.

  • Il messaggio del fratello Wilkerson mi è stato di grande aiuto e mi ha ricordato che arrendersi a Dio significa ubbidire alla sua volontà, accettarla e accontentarsi. L’accettiamo in maniera completa e umile perché ciò che il Signore ci da è anche quello di cui noi e la nostra vita abbiamo veramente bisogno. Inoltre il Signore fa ogni cosa solo ed esclusivamente per il nostro bene e per aiutarci a vivere una vita sempre più consacrata e gradita a lui.

  • Tutta la predicazione mi ha colpito molto, perché ci fa capire di arrenderci sempre di più a Dio! Lui è l’unico che ci rende vittoriosi nel mondo… dove non c’è nulla di buono, ma seguire la sua Parola e la sua volontà ci riempie di forza e amore.
    Noi tutti dovremmo seguire le orme di Paolo come un esempio. La cosa bella era che Paolo aveva molta fiducia nel Signore. Io da quando ho accettato Gesù nella mia vita, in ogni cosa che accade chiedo a Gesù e so che a Lui tutto è possibile. Io voglio dire alle persone che ancora non lo conoscono di ravvedersi e confidare in Dio! Perché il Signore non deluderà nessuno.

  • La cosa che mi ha colpito di più di questa predicazione è la volontà che aveva Paolo nel servire il Signore, questo ci fa capire che possiamo fare sempre di più per il Signore senza stancarci!
    La nostra vita gli appartiene e Lui ci donerà tutto quello di cui abbiamo bisogno, dobbiamo solo confidare in Lui, il Signore non ci deluderà, nelle tempeste, nei dolori, Lui è con noi… dobbiamo lasciarlo agire. Mi muovo in fede perché so di avere Gesù nella mia vita: voglio avere una vita arresa a Gesù!

  • Questa predicazione sulla vita arresa mi ha fatto andare indietro nel tempo, quando io non volevo arrendermi completamente al Signore Gesù, ma il nostro Salvatore è così buono e misericordioso che un giorno si è rivelato. E da lì come l’apostolo Paolo ho affrontato delle prove, però ora sapevo che al mio fianco avevo un Amico fedele pronto a consolarmi. Abbiamo tanto da imparare da Paolo, un figlio che si è arreso ed è andato avanti, si è abbassato, si è umiliato facendo la Sua volontà e certamente il Signore non gli ha fatto mai mancare nulla. “Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” ( Filippesi 2:10-11). Paolo piegò le sue ginocchia e visse per Lui, questo sia anche il nostro desiderio.

  • Leggendo la predicazione, la mia mente si fermava sulla speranza che possiamo realizzare la presenza di Dio e vivere come Lui desidera. Anche se alle nostre spalle abbiamo errori grossolani, è importante per il Signore che alla sua chiamata, possiamo rispondere: Dio mio, eccomi… Paolo guardava gli interessi di Dio e non i suoi, la gloria di Dio e non la sua, era spinto dall’amore che aveva verso Dio e non costretto da qualcuno. Egli fece un’esperienza diretta con Gesù e si rese conto dello stato in cui si trovava prima. Tanti oggi cercano successo, anche tra i credenti, per colpa dell’insoddisfazione.
    Mi sono soffermato solo su alcuni punti per me importanti e fondamentali, cioè il desiderio di Dio, il guardare solo a Dio, l’accontentarsi nello stato in cui ci troviamo e camminare con la speranza di andare su nel cielo e vedere a faccia a faccia Cristo Gesù, che prese su di sé, sulla croce, il mio peccato, senza che nessuno lo obbligasse. Dio ci benedica

  • Avendo sperimentato personalmente l’arresa al Signore, ciò che mi ha colpito, particolarmente, in questo testo è l’ambizione di Paolo, ossia guadagnare Cristo.
    Quest’ambizione può comportare rinunce, ostacoli, difficoltà, ma nonostante ciò io, come Paolo, ho scelto di credere e di seguire Dio, i suoi insegnamenti, la voce del suo Santo Spirito. Con Dio non ci manca nulla, siamo più che soddisfatti perché come dice la sua Parola “in Lui abbiamo tutto pienamente” (Colossesi 2:10). Possa Dio, ogni giorno, donarci, come a Paolo, pazienza nell’attesa (ricordiamo anche Giobbe 35:14 “E tu, quando dici che non lo scorgi, la tua causa gli sta davanti, sappilo aspettare”), forza nella debolezza, coraggio nella prova affinché la sua volontà sia compiuta. E, intanto, nell’attesa del suo ritorno, al fine di guadagnare Cristo, “corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2).
    Dio ci benedica.