Grazia e Verità

“E la Parola è diventata carne e ha abitato un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1: 14)

In Dio verità e grazia esprimono le loro qualità più forti e pure. Dio è la fonte di entrambe ed entrambe sono l’essenza della Sua natura. La Parola di Dio rivela che grazia e verità erano contemporaneamente presenti in Cristo Gesù. Sulla croce convergono grazia e verità, convinzione e compassione, mente e cuore. Nell’insegnamento biblico i due concetti non sono mai separati l’uno dall’altro, la grazia si fonda sulla verità e la verità si circonda di grazia.
La grazia è la struttura in cui opera la verità e la verità cresce in un’atmosfera di grazia e d’amore. Grazia e verità debbono essere costantemente in equilibrio nella vita cristiana. Convinzione e compassione unite insieme dirigono il nostro cammino cristiano.

Che effetto hanno la grazia e la verità nel nostro rapporto con Dio?

Qualcuno ha detto: “Quello che ci viene in mente quando pensiamo a Dio dice molto su chi siamo”. Per alcuni, Dio è Dio di verità: guasta feste, giudice e tiranno. Per altri, Dio è Dio di grazia: accondiscendente, tenero e sentimentale. Una visione alterata di Dio conduce certamente ad una vita cristiana distorta. Vedere Dio come tiranno e giudice può portare a vivere nella paura, considerarlo tenero e sentimentale può renderci indolenti e superficiali. In Dio, grazia e verità sono sempre presenti:

  • nell’opera di salvezza – Giovanni 8:11 con la donna adultera – “va e non peccare più”. La Verità l’avrebbe resa libera; la Grazia le avrebbe dato l’opportunità di alzarsi senza condanna per iniziare un cammino in novità di vita.
  • nell’opera di guarigione – Marco 5:28,34 con la donna dal flusso di sangue – “se riesco a toccare il lembo delle sue vesti, sarò guarita”. La fede nella promessa: “nessuna malattia vi seguirà” l’avrebbe portata al Figlio di Dio; la Grazia l’avrebbe guarita.
  • nell’opera di liberazione – Marco 5:6,7. La fede nella verità del Figlio di Dio lo avrebbe portato alla grazia della liberazione.
  • nell’opera di santificazione – Giacomo 2:14. La fede nella verità del Figlio di Dio produce opere di santificazione.

Che effetto hanno la grazia e la verità nella comunione fraterna?

In quale misura sono determinanti alla nostra concordia? In che modo agiscono sulle nostre divergenze? Dovunque i credenti si trovino riuniti vi saranno divergenze di ordine dottrinali, culturali, sociali, metodologiche o semplicemente caratteriali, comunque la diversità genererà sempre incomprensioni. La sfida consiste nel non permettere che le incomprensioni portino alle divisioni. Nel capitolo 17 di Giovanni è descritta la preghiera sacerdotale di Gesù. Egli prega per l’unità della chiesa, collegando l’unità dei credenti alla testimonianza. Le barriere più solide contro un’evangelizzazione efficace, secondo la preghiera di Gesù, non sono i metodi evangelistici antiquati o una presentazione inadeguata dell’Evangelo, ma le cose reali come l’insensibilità, la critica, il pettegolezzo, la maldicenza, la calunnia, l’invidia, la gelosia, l’amarezza, il cruccio, l’ira. Tutte manifestazioni dell’uomo vecchio egoista ed egocentrico che con superbia si rifiuta di essere modellato dall’amore di Dio. Alla fine della preghiera Gesù guarda oltre la storia, all’eternità, con la consapevolezza che solamente in cielo l’unità per cui prega, sarà portata alla perfezione.
Tuttavia, fino al suo ritorno, siamo incoraggiati a maturare e a crescere nell’unità seguendo la verità nell’amore (Efesi 4:13, 15, 16). Il Nuovo Testamento sottolinea la necessità di valorizzare le diversità, considerate un patrimonio. Le diversità possono arricchire e condurre alla crescita e alla maturità se gestite positivamente oppure avere un effetto negativo e creare fratture e divisioni. Questo è quanto accade quando ci atteniamo con forza alle nostre convinzioni senza attenerci con altrettanta forza alla compassione. La verità va condita con la grazia! Ci saranno sempre divergenze di opinione e bisognerà esercitare la grazia nel gestirle. Non è saggio dividersi per questioni di secondaria importanza quando ciò che ci unisce è la verità e la grazia di Dio (Romani 14:15). Se siamo stati accettati senza riserve dal Signore come potremmo noi escludere chi è accettato da Dio? (Colossesi 3:11; Romani 14:10). Dobbiamo costruire ponti anziché porre ostacoli e alzare barriere che impediscono la comunione. I figli di Dio non sono chiamati a disprezzarsi, ma ad amarsi e l’amore “…gioisce con la verità… mentre… soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa e sopporta ogni cosa”.
Ognuno di noi ha la responsabilità di darsi da fare per il benessere di tutti. Possiamo batterci per le nostre convinzioni ma farlo con compassione; possiamo dimostrare attaccamento alla verità ma dimostrarlo con grazia. È interessante notare che l’apostolo Paolo nell’elencare i peccati della carne (Galati 5:19-21), dà maggior peso ai peccati che creano divisione piuttosto che altri. La loro lista è più lunga: “inimicizie, discordie, gelosie, ire, contese, divisioni, sette, invidie”. La lista fa riflettere per la sua gravità. E’ nostra responsabilità (v.22) permettere allo Spirito di manifestare il suo frutto: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Romani 14:19; Efesi 4:3; Romani 12:10; Filippesi 2:1-5). Non avremo mai pace nella vita fino a quando non impareremo a consegnare il passato a Dio. Il perdono oltrepassa l’amarezza e il risentimento e apre la strada alla ricostruzione di qualcosa di nuovo (Matteo 6:14,15). Il perdono è un processo “ad alto costo” ma è il solo mezzo di riconciliazione per una proficua cooperazione.

Che effetto hanno la grazia e la verità in un mondo confuso?

Viviamo in un contesto sociale in cui le verità proclamate e accettate dai più sono racchiuse nei principi filosofici quali: umanesimo, materialismo, meismo, edonismo, relativismo. La convinzione secondo la quale non esistono standard assoluti di verità e moralità, principi morali validi per tutti i luoghi e per tutti i tempi, porta le persone ad assoggettarsi ad una logica di pluralismo religioso, perbenismo, convenzionalismo, formalismo e conformismo.

Il mondo dell’informazione e dei media tenta di fagocitare i pensieri divergenti, triturandoli nel trita-menti globale, massificando e globalizzando il pensiero. Come reagire alla confusione di massa? Come la democrazia impone, dobbiamo permettere agli altri di non essere d’accordo. Noi cristiani dobbiamo sostenere la libertà che incoraggia la diversità per non cadere nell’estremismo religioso ma dobbiamo guardarci bene dalla cultura che porta il decadimento della fede nella verità oggettiva e proclama una verità che non esige nulla da noi, che si plasma sui nostri desideri e la nostra convenienza, con tutto il suo seguito di confusione morale. La Parola di Dio ci invita a “non conformarci al mondo e conformarci a Cristo” (Romani 12:1,2). La perdita del senso di peccato e delle certezze deve scuotere e consapevolizzare ogni credente. In contrapposizione alle ideologie correnti noi predichiamo la Bibbia: Dio c’è, Dio ha parlato, Gesù è la rivelazione di Dio. La verità di Dio non può essere diluita in un’epoca di tolleranza, piuttosto va proclamata. L’Evangelo è vero e funziona; la Verità, che è Gesù Cristo, può cambiare la vita e la nostra testimonianza personale è la dimostrazione della verità e della grazia di Cristo.

In Cristo la verità è stata presentata e la grazia provveduta. La Verità, che è la Parola, crea la fede e la fede nella Verità salva (I Tessalonicesi 2:13). La Verità non è fredda e formale, ma calda e dinamica, il Verbo di Dio è vivente e operante. Non possiamo mettere la Verità “in quarantena”, dobbiamo permetterle di trasformare la nostra mente e modellare le nostre azioni. L’evidenza più convincente della verità cristiana non è limitata ad una chiara esposizione dell’Evangelo di Cristo, ma si coniuga con la coerenza di chi predica. La giusta relazione tra le parole e i fatti dimostra la credibilità della Buona Notizia cristiana (Atti 1:1). Pertanto, la nostra sfida consiste nel presentare la Bibbia non come un libro di regolamenti ma come una Persona: Gesù Cristo il Salvatore!

Luca Marino