Faccia o Facciata?

“Non attestare il falso contro il tuo prossimo” (Esodo 20:16)

Ultimamente mi sono soffermato a riflettere su un aspetto della nostra vita sociale che, in fondo, a tutti è ben noto, ma a cui spesso non pensiamo perché ci piacerebbe non fosse così: “l’ipocrisia”. Ogni essere umano ha una “faccia” che è familiare solo a se stesso e alle persone che lo conoscono più da vicino. Allo stesso tempo, ognuno mostra una “facciata”, che usa in situazioni sociali e alla presenza di conoscenti che non lo conoscono molto bene. Sono sicuro che molti fra noi hanno avuto almeno una volta l’amara esperienza di scoprire che persone che apparentemente sembravano amiche, persone cordiali e sorridenti, in realtà, alle spalle, in vostra assenza, parlavano male di voi criticandovi aspramente, cercando di diffamarvi e danneggiarvi, magari pieni di invidia e di risentimento, o semplicemente vi stavano vicino per secondi fini. Pensavamo che questa gente fosse sincera, avevamo l’impressione che essi fossero esattamente come apparivano. In realtà le cose erano diverse da quello che sembrava.
Questa gente non aveva fatto altro che presentare una facciata, che noi pensavamo essere la loro vera faccia, ma non avevamo alcuna idea di ciò che essi erano veramente. Credo che purtroppo avremmo delle sorprese se potessimo udire ciò che dicono di noi in segreto coloro che si dimostrano nostri amici. Scopriremmo di vivere spesso in un mondo dominato dalla falsità delle facciate. Di frequente, purtroppo, scopriamo in noi stessi che questo, in molte circostanze, è vero: chi noi siamo veramente infatti non è sempre quello che presentiamo agli altri. Spesso diamo di noi un’immagine falsa, facciamo credere di essere quello che non siamo. Per convenienza sociale o per comodo nostro, il nostro io più autentico, sia in bene che in male, rimane celato. Tanto ci abituiamo a questa maschera che arriviamo ad ingannare anche noi stessi e forse pensiamo di ingannare persino Dio! Senza dubbio, tutto questo è impensabile per gente che afferma di appartenere a Cristo; è inconcepibile per un autentico discepolo di Gesù avere una doppia faccia, soprattutto perché il nostro carattere dovrebbe riflettere quello schietto, limpido ed onesto di Dio, alla cui immagine siamo stati creati. Dio sancisce nel nono comandamento il principio universale della veridicità:

“Non attesterai il falso contro il tuo prossimo” (Esodo 20:16).

Questo comandamento non solo intende proteggere la buona reputazione degli altri contro le false testimonianze, ma ci impegna verso la verità, la verità dell’intero essere nostro, in tutte le sue manifestazioni. C’è veramente da domandarsi come possa essere possibile per una persona che professi di seguire il suo Signore, presentare una facciata che semplicemente non sia vera. Avere una faccia ed una facciata, indossare una maschera, è ciò che va sotto il nome di “ipocrisia”. Non c’è contravvenzione più lampante al nono comandamento e al nostro impegno verso la verità che l’ipocrisia. Il termine ipocrisia deriva dal greco e veniva usato in ambito teatrale. L’ipocrita era l’attore (attore=ipocrita) del teatro greco che, per interpretare la sua parte, usava portare una maschera, con l’aspetto triste o allegro a seconda dei casi. L’attore impersona un ruolo, un personaggio. Un bravo attore lo sa fare molto bene: sa fingere di amare alla follia colui del quale non gli importa nulla, sa essere santo o criminale, violento o pacifico, forte o debole, credente o ateo, operaio, poliziotto, terrorista, medico, assassino o capo di stato, a seconda della sceneggiatura a lui imposta. L’attore lo fa per passione e per denaro. Purtroppo però, molti fanno gli attori durante la propria vita, interpretando la loro “parte” e facendo credere di essere quello che non sono.

Poco altro è stato condannato nel corso della storia tanto quanto lo è stata l’ipocrisia. Un filosofo francese scriveva: “L’ipocrisia è un vizio di moda, ed ogni vizio di moda passa per virtù“. Il che ci porta ad osservare che “l’ipocrita è colui che cessa di rendersi conto del suo proprio inganno, colui che mente con sincerità“. Molti cominciano a credere di non essere ipocriti; dicono una cosa e ne fanno un’altra con impunità e con orgoglio. Essi si sono detti così tante bugie ragionevoli sul loro proprio inganno, che ingannano pure se stessi. Coloro che hanno perso la coscienza della loro ipocrisia sono gli ipocriti più pericolosi fra tutti.

Sembra non esservi stato null’altro che Gesù odiasse quanto l’ipocrisia, e questa avversione verso l’ipocrisia Dio l’aveva espressa anche nell’Antico Testamento. Molte citazioni potrebbero essere elencate, limitiamoci però al Nuovo Testamento. Egli affermava verso noti ipocriti:

“voi trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede” (Matteo 23:23).

L’apostolo Pietro consigliava:

“Deponete dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza” (1 Pietro 2:1).

Per Gesù i peggiori ipocriti erano quelli che fingevano di essere religiosi, di essere in pace ed in armonia con Dio, mentre non lo erano affatto. Ai religiosi del Suo tempo Egli diceva:

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi di fuori apparite giusti davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d‘ipocrisia e d‘iniquità” (Matteo 23:27,28).

Come già osservato, è chiaro che una cosa del genere è assolutamente fuori questione per un cristiano autentico. Un figlio di Dio, colui o colei che è stato chiamato a far parte della famiglia di Dio e portare le caratteristiche di Cristo, sopra ogni altra cosa deve essere genuino ed onesto, senza alcuna facciata fittizia. Una persona sincera, che “dice le cose come sono”, che ha il coraggio di esprimere la sua opinione, anche quando questa non dovesse incontrare il favore di coloro che la ascoltano. Del resto, per coloro che hanno una doppia faccia e non se ne ravvedono, la Parola di Dio nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, prevede una condanna inappellabile:

“…per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8).

Gesù mette in evidenza molto bene l’impegno che i Suoi discepoli devono avere verso la verità: dice:

“Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Giovanni 14:21).

L’espressione può essere interpretata: “Chi dice di amarmi, deve dimostrarlo con le opere” e questa interpretazione è consona con altre espressioni di Gesù, il quale disse anche:

“Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).

Allora in che modo si può uscire fuori dal problema dell’ipocrisia? In primo luogo scorgendo la mano tesa della grazia e del perdono che Dio ci tende in Cristo. Dopo aver toccato, udito della gravità del peccato dell’insincerità e della follia dell’ipocrisia, dopo aver sentito tutto il peso della condanna di Dio, siamo portati a disperare di noi stessi, come Paolo esclama: “me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte”. Ma l’Evangelo ci fa incontrare il Salvatore Gesù Cristo: “grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. Come l’adultera che, nascosta la sua illecita relazione ed essendo stata colta sul fatto, si aspettava solo il peggio e ricevette invece la grazia di Dio, così noi incontriamo in Gesù non la condanna di Dio ma l’offerta del Suo perdono e di una nuova opportunità per tornare ad avere una coscienza limpida.

Davanti a Cristo, confessiamo il nostro peccato ed imploriamo il Suo aiuto. Gesù ci tende la mano del perdono di Dio e ci fa dono dello Spirito Santo, che rigenera la nostra natura corrotta e ci porta a vivere nella schiettezza di persone che vogliono testimoniare al mondo la verità, la santità e la bellezza di Dio come stile di vita migliore e più producente. Dunque cosa ci resta da fare se vogliamo piacere a Dio? Essere sinceri con noi stessi e onesti con gli altri.
Ascoltare la sua Parola e permetterle di agire nella nostra vita. “Gettare giù la maschera”, per onorare e non offendere la verità con le nostre azioni. Essere veri, autentici, sinceri ed onesti. “Non inganniamo noi stessi illudendoci, ma cerchiamo di capire bene quale sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà”.

Luca Marino