Autolesionismo

L’autolesionismo viene in genere definito come il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. E’ considerata una vera e propria patologia. Le persone affette da questo disturbo si fanno del male in diversi modi: tagliandosi con una lametta, bruciandosi con una sigaretta, graffiandosi, strappandosi i capelli, sbattendo contro qualcosa, ecc.

Perché farsi del male

Farsi male, ad esempio tagliandosi con un rasoio (cutting), oppure spegnendosi addosso le sigarette (burning), o marchiandosi a fuoco la pelle con un laser o un ferro rovente (branding) o grattandosi sino a farsi uscire il sangue, è l’unico modo che alcune persone sentono di avere a disposizione per interrompere delle emozioni spiacevoli che sono diventate troppo intense.

Emozioni come la rabbia o l’odio, la sensazione di essere vuoti e buoni a niente, il sentirsi soli, la tristezza, possono a volte diventare così acute da temere di  impazzire, di non farcela ad andare avanti. Quasi si stesse per scoppiare.

Provocarsi del dolore mette un freno a tutto questo: l’attenzione passa dal dolore mentale al dolore fisico e col farsi male la persona ha l’illusione di avere ripreso il controllo su se stessa, di avere scaricato la tensione e trovato un sollievo.

Chi è l’autolesionista

L’autolesionismo può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal grado di istruzione e dal ceto sociale, ma generalmente è  un comportamento che spesso comincia nella prima adolescenza, intorno agli undici anni, ed è diffuso soprattutto tra le ragazze. E’ una pratica di cui gran parte degli adulti neanche immagina l’esistenza, che seduce sempre più pericolosamente la fascia d’età esposta al massimo di incertezza sulla propria identità. Alcune statistiche internazionali parlano già di un 10% di adolescenti fra i 12 e i 15 anni che “lo fanno”, e con una diffusa tendenza all’aumento.

L’autolesionista in genere non rappresenta un pericolo per gli altri in quanto la violenza è rivolta sempre solo verso di se.

L’autolesionismo non è un tentativo di suicidio

L’obiettivo dell’autolesionismo non è uccidersi ma trovare sollievo da una sofferenza emotiva. Molte delle persone che si tagliano o si bruciano intenzionalmente dicono di farlo per sentirsi vivi, per sentirsi meglio, per avere sollievo da uno stato di confusione o tensione. Tuttavia, sebbene il tentativo di suicidio e l’autolesionismo siano due comportamenti differenti, chi ricorre all’autolesionismo può avere sintomi di depressione e idee suicide che vanno valutati con attenzione.

I motivi che spingono all’autolesionismo

Qualcuno ha definito l’autolesionismo “un urlo senza voce”.

Non c’è un’unica spiegazione che renda conto dei motivi per cui una persona può decidere di farsi del male.

Alcuni ragazzi e ragazze si tagliano per controllare e interrompere, in modo indiretto, un dolore mentale troppo forte, un’angoscia troppo intensa e insostenibile: preferiscono soffrire nel corpo che psicologicamente, preferiscono il dolore fisico al dolore mentale e fanno in modo che il dolore fisico prenda il posto di quello mentale. Le ferite inflitte al corpo sono un mezzo estremo con cui lottare contro la sofferenza psicologica.

Altri lo fanno per mostrare agli altri che si sta davvero soffrendo, offrendo loro qualcosa di concreto e di comunemente accettato come “dolore”. Così si esiste agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore e chiedere aiuto.

Per altri tagliarsi è un modo per percepire di esistere ed essere vivi. Ci si sente talmente morti dentro, talmente apatici da ricercare nella sofferenza fisica una prova che si è ancora vivi. Il dolore fisico è l’unico modo che si ha per sentire di esistere, per percepire il proprio corpo.

In altri casi lo si fa per punirsi di proprie cattive azioni o sensi di colpa.

In altri ancora l’autolesionismo viene praticato come sostituto ad un desiderio di suicidio.

Alcune volte può essere fatto anche per esibizionismo, per mostrare agli altri cosa si è capaci di fare.

Naturalmente questo elenco non è esaustivo e vi possono essere ancora altri motivi, meno noti ma non meno gravi, da spingere un individuo a farsi del male.

Il fattore comune è che farsi male mette un freno a tutto questo: l’attenzione passa dal dolore mentale al dolore fisico e col farsi male la persona ha l’illusione di avere ripreso il controllo su se stessa, di avere scaricato la tensione e trovato un sollievo.

Quali sono le cause

Numerose sono le cause che possono generare i disagi che spingono all’autolesionismo, e tutte risiedono nella parte più profonda ed intima della persona.

In particolare per quanto riguarda l’adolescenza alcuni psicologi e psicoterapeuti ritengono che la questione evidenzi problematiche relative alla difficile costruzione dell’identità. Il bambino deve arrivare bene all’adolescenza, con una personalità in grado di affrontare lo sconvolgimento della pubertà: “Se il bambino non ha potuto gettare le fondamenta della propria personalità, personalità che si va edificando a poco a poco nel corso dello sviluppo mediante il fondamentale apporto della madre e della coppia genitoriale, arriverà  al momento dell’adolescenza  sprovvisto di strumenti adatti ad affrontarla. Un appiattimento o una negazione delle differenze (generazionali, di ruolo e di sesso) può avere come conseguenza il fallimento delle esperienze strutturanti primitive e renderà oltremodo complessa e difficile la gestione dei compiti evolutivi successivi”. Come a dire che i genitori devono fare i genitori e i figli i figli; la confusione dei ruoli, delle differenze e l’assenza di un’autorità, pur nel contrasto, non porterebbero a nulla di buono. Per questa ragione molti bambini oggi arrivano all’adolescenza senza aver costruito delle buone fondamenta della loro personalità, e uno degli esiti possibili di queste carenze sarebbe l’autolesionismo.

Cosa dice la Bibbia

La Parola di Dio rivela come l’autolesionismo fosse una pratica in uso fin dall’antichità tra le popolazioni pagane (1Re 18:28).

Questa, come altre pratiche, lesive della salute fisica e psichica nonché della dignità della persona, fu rigorosamente proibita da Dio ad Israele, suo popolo: Voi siete figli per il SIGNORE vostro Dio; non vi fate incisioni addosso… Non vi farete incisioni nella carne…, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il SIGNORE… I sacerdoti non si faranno tonsure sul capo, non si raderanno i lati della barba e non si faranno incisioni nella carne. (De 14:1; Le 19:28; 21:5).

Dio, che ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza (Ge 1:26-27), e col quale fin da principio ha desiderato avere comunione (Ge 3:8; Es 25:8;29:45; Le 26:12) ha previsto per la sua creatura qualcosa di molto elevato. Per mezzo del sacrificio del suo Unigenito Figlio Gesù Cristo chiunque crede in Lui riceve la vita eterna e diviene figlio di Dio (Gv 3:16; 1:12-14). L’uomo è composto di spirito, anima e corpo, e Dio desidera che l’intero essere di ognuno dei suoi figli sia conservato irreprensibile (1Ts 5:23). Egli desidera dimorare con l’uomo e nel cuore dell’uomo (Gv 14:17,23).

La bibbia definisce il corpo del credente “un santuario”, il tempio dello Spirito Santo:

Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? … Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi…Poiche siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo (1 Cor 3:16; 1Cor 6:19-20).

Per questa ragione il corpo deve essere curato e conservato dignitosamente: ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore (1Tes 4:4).

La necessità di un sano sviluppo del fanciullo

Ancor prima che le conoscenze dell’uomo vi arrivassero, la Parola di Dio evidenziava la realtà della crescita e dello sviluppo fisico, psicologico ed emotivo del fanciullo:  E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui…  E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. (Lc 2:40,52); come la famiglia fosse l’ambiente naturale per questa crescita (Sal 128; Lc 2:51), e quanto fosse determinante per un sano sviluppo della personalità del bambino l’esercizio di una corretta educazione da parte del padre e della madre: Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà(Prov 22:6; 23:13; 29:15). E voi, padri, non irritate i vostri figliuoli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore (Ef 6:4).

Quando una famiglia non c’è

Nella società attuale, nella quale i valori fondanti della famiglia vengono sempre più sovvertiti, cosa dire dei tanti e tanti fanciulli e adolescenti che incolpevolmente non hanno potuto o non possono beneficiare di una famiglia sana per il sviluppo della propria personalità, e che per questo sono divenuti vittime dell’autolesionismo come di tante altre dipendenze che affliggono la gioventù di oggi.

Dio, che … è padre degli orfani e difensore delle vedove … (Sal 68:5), che conosce profondamente ed intimamente ogni sua creatura (Sal 139) e che ama pienamente ed incondizionatamente l’uomo (Ef 2:4-6; Rom 5:10), è pronto a venire in aiuto a chiunque, in qualunque condizione possa venire a trovarsi e qualunque ne sia la causa. Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? (Rom 8:32). Egli (Gesù) può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro (Ebr 7:25). Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno (Ebr 4:15)

Conclusione

L’autolesionismo, come tutte le altre dipendenze, è soltanto una delle tante conseguenze dovute alla mancanza di pace nell’anima dell’uomo. A questo profondo bisogno interiore Cristo risponde col suo dolce amorevole invito …. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.  Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre;  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero (Matt 11:28-30)